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PROTEZIONE SOCIALE
I sistemi di protezione sociale per le persone disabili
Lo scopo dei sistemi di Welfare moderno è quello di garantire, coerentemente con gli sviluppi storici di ogni Paese, la tutela dei diritti fondamentali di tutte le persone, ed in particolare delle categorie maggiormente svantaggiate, partendo da quelli basilari come reddito minimo, lavoro retribuito, alloggio, assistenza sanitaria, istruzione fino ad arrivare alla garanzia di una completa integrazione sociale. Tra le aree di intervento dei Sistemi di Protezione Sociale vi è la tutela, in termini di servizi e in termini di politiche di reddito delle persone con disabilità. Le direttive della Comunità Europea evidenziano quanto sia importante sviluppare i futuri sistemi di Protezione Sociale in accordo con i recenti orientamenti delle politiche dell’Occupazione e con le altre misure che cercano di ampliare e accrescere le opportunità di integrazione delle persone con disabilità. Nell’ambito dell’Unione Europea sono stati registrati, negli ultimi anni, numerosi e rilevanti cambiamenti economici e sociali. Il tema più ricorrente riguarda le strategie di politica occupazionale; a fianco dei provvedimenti presi dai singoli Stati Membri, infatti, l’Unione Europea ha dato numerosi input sia in termini teorici che in termini monetari attraverso, ad esempio, i finanziamenti erogati tramite il Fondo Sociale Europeo e numerosi altri programmi di incentivo all’occupazione. Tutto ciò implica notevoli conseguenze nell’ambito della Protezione Sociale e focalizza su questo tema l’attenzione di tutti gli Stati Membri. L’importanza nell’infrastruttura socioeconomica di tali sistemi di Protezione Sociale non va sottovalutata poiché senza le prestazioni sociali, quasi il 40% delle famiglie vivrebbe in condizioni di relativa povertà. Grazie ai sistemi fiscali e previdenziali tale percentuale si riduce al 17% (la soglia di povertà relativa è indicata come il 50% del reddito medio nazionale).(torna su)
Gli obiettivi dell’Unione Europea in tema di Protezione SocialeDall’analisi dei numerosi documenti prodotti dall’Unione Europea sul tema della Protezione Sociale, emerge la convinzione che la responsabilità dell’organizzazione e soprattutto del finanziamento dei sistemi di Protezione Sociale compete a ciascuno stato membro. Il ruolo politico e strategico dell’Unione Europea, quindi, è quello di coordinamento, monitoraggio e "sorveglianza" degli orientamenti generali della politica economica-sociale di tutte le nazioni facenti parte dell’Unione. Tra gli Stati Membri si è assistito, negli ultimi anni, ad una razionalizzazione della distribuzione di servizi sanitari e sociali attraverso le programmazioni economiche dei singoli paesi. L’attenzione dimostrata nei confronti della distribuzione di servizi è stata determinata non solo dal proposito di contenimento dei costi ma anche dall’aumento della domanda proveniente dai "consumatori". In questo contesto è maturata la consapevolezza che i bisogni di anziani e disabili rappresentano delle sfide di lungo periodo per i sistemi di Protezione Sociale. Nel 1990 fu avviato il MISSOC (Mutual Information System on Social Protection in the Euopean Union). Il MISSOC consiste in un sistema di informazione creato per iniziativa della Commissione Europea per fornire un’informazione rapida, comparabile e sistematicamente aggiornata sulla Protezione Sociale e i sistemi di Welfare nei vari Stati Membri. Tra le attività del MISSOC vi è la pubblicazione annuale il "MISSOC-Info", e la presentazione in Internet di informazioni aggiornate sulla situazione dei sistemi di Protezione Sociale. Le informazioni contenute in questo sito partono dal 1996 e sono organizzate in quattro principali aree:
Tra i primi documenti sulla protezione sociale vi è, nel 1992, la raccomandazione del Consiglio sulla convergenza degli obiettivi e delle politiche di protezione sociale. L’aspetto emergente della suddetta raccomandazione è quello di sancire la completa autonomia e responsabilità degli Stati membri in tema di Protezione Sociale. Un’ulteriore passo fondamentale nella politica dell’Unione Europea verso la concezione di moderni sistemi di Welfare è rappresentato dall’apertura nel 1995 del dibattito sul "Futuro della Protezione Sociale", che ha contribuito ad individuare un’ampia gamma di temi da discutere:
Inoltre, pur affermando che la responsabilità della gestione dei sistemi di Protezione Sociale è dei singoli stati membri, è stato evidenziato il ruolo organizzativo e di coordinamento dell’Unione Europea. In questa fase, oltre alla Commissione Europea, sono state coinvolte le altre istituzioni europee, tutti gli stati membri, varie organizzazioni internazionali e numerose NGOs. Segue, nel 1997, la comunicazione "Modernizzare e migliorare la Protezione Sociale nell’UE". Questo documento ha posto l’accento sull’ampliamento del concetto di Protezione Sociale che diviene sempre più anche un fattore produttivo, in grado di fornire stabilità e flessibilità anche alle persone più svantaggiate che faticano maggiormente per raggiungere livelli buoni di vita, sia in termini lavorativi che sociali. La Protezione Sociale diviene quindi simbolo di coesione sociale e di crescita economica. Diversi pareri e discussioni si sono succedute sia nel Parlamento europeo sia nel Comitato economico e sociale. Nel "Forum sulla politica sociale europea", organizzato a Bruxelles nel giugno 1998, anche le organizzazioni della società civile hanno riconosciuto la funzione dei sistemi di Protezione Sociale come catalizzatori sia del progresso economico che del progresso sociale. Se da un lato tutti i provvedimenti in questo ambito hanno come obiettivo principale la lotta alla povertà e all’esclusione sociale di gruppi più svantaggiati, dall’altro mirano a garantire la coesione sociale dell’intera società civile. Nel luglio 1999 la Commissione europea ha prodotto la comunicazione "Una strategia concertata per modernizzare la protezione sociale", in cui è riconosciuto il ruolo della Protezione Sociale sia in ambito sociale che in ambito economico, in relazione ai profondi cambiamenti demografici e alle rinnovate esigenze economiche e di mobilità della nuova Europa. Da tutte queste proposte sono stati realizzati, a partire dal 1997, dei rapporti annuali "Relazione sulla Protezione Sociale in Europa " per gli anni 1997, 1998, 1999. Nel corso del 2000 è stata avanzata dalla Commissione la "Proposta di decisione del Consiglio che istituisce un Comitato per la protezione sociale" (CEPS). Il CEPS dovrebbe essere composto da funzionari di alto livello. Tra i suoi obiettivi vi sono:
Anche il Trattato di Amsterdam, in particolare il nuovo articolo 137, incoraggia gli Stati Membri ad investire nei sistemi di Protezione Sociale per migliorare gli standard di vita di tutte le classi soggette al fenomeno dell’esclusione sociale. È auspicabile, tuttavia, avvalersi di un approccio di tipo orizzontale che analizzi tutte le cause alla base dell’esclusione sociale, rendendo visibili in tal modo le problematiche relative alla disabilità. Dall’analisi delle comunicazioni suddette emergono chiaramente gli obiettivi o linee-guida proposte dall’Unione Europe:
Si tratta di principi molto generali e che sono indirizzati a diversi "stakeholders": lavoratori, disoccupati, pensionati, donne, le persone con disabilità, famiglie, anziani. (torna su)
Evoluzione negli obiettivi della Comunità Europea in tema di Protezione SocialeLo sviluppo individuabile nei sistemi di Protezione Sociale ha seguito due percorsi:
Primo Obiettivo: lavoro redditizio e fonte di reddito sicuro.Le linea guida dell'Unione Europea indicano le seguenti azioni finalizzate al perseguimento di un livello di reddito sicuro:
I provvedimenti sono orientati a realizzare:
Secondo Obiettivo: pensioni e regimi pensionistici sostenibiliIn sintesi questo secondo obiettivo è raggiungibile attraverso:
A causa del profondo modificarsi della struttura demografica della popolazione tutti i paesi europei hanno posto l’attenzione sulla sostenibilità dei regimi pensionistici. Come già indicato le pensioni di vecchiaia rappresentano il 43% del totale della spesa sociale nell’Unione Europea. Per quanto riguarda le pensioni dei gruppi più svantaggiati sono stati compiuti diversi progressi in molti paesi della Comunità: aumento delle pensioni minime in Italia e Spagna, ampliamento delle condizioni di credito per i periodi passati ad accudire bambini e persone bisognose di sostegno, aumento del reddito per i lavoratori part time. Terzo Obiettivo: Integrazione SocialeLa promozione dell’integrazione sociale si basa su due linee guida:
Tutte le politiche per l’occupazione sono fondamentali per la realizzazione dagli obiettivi citati, ma è molto importante porre l’accento sui provvedimenti e i servizi che sono irrinunciabili ai fini di una reale lotta all’esclusione sociale. Tra questi possiamo citare:
Si può parlare in un certo senso di passaggio da politiche di tipo passivo a politiche di tipo attivo. Vi è, tuttavia, ancora ampio margine di incremento delle politiche attive soprattutto per le persone svantaggiate, a giudicare dalle informazioni offerte dal rapporto 1999 dell’Unione Europea sulla protezione sociale. Lo scopo principale è stato quello di ridurre la dipendenza e l’esclusione sociale. I miglioramenti hanno interessato:
L’esigenza di assistenza sanitaria è aumentata per cui è cresciuto il peso sul bilancio pubblico. Molti stati nel tentativo di limitare questa pressione sul bilancio pubblico, hanno studiato le modalità migliori per aumentare il rapporto tra costi e risultati. Il bilanciamento tra le potenzialità e i risultati va raggiunto attraverso:
A fronte di una crescita della domanda di servizi sanitari, nel 1996 la spesa sanitaria rappresentava il 26% del totale della spesa sociale (il 6% del PNL), i governi hanno fornito una risposta unica orientata all’ottenimento di due obiettivi:
Cenno alle politiche proposte da altre organizzazioni in tema di Protezione Sociale Dato il coinvolgimento sempre maggiore nelle decisioni di politica sociale delle organizzazioni internazionali e di quelle non governative, come emerso nel 1995 nella comunicazione sul " Futuro della Protezione Sociale", è necessario citare brevemente le posizioni di altri organismi internazionale in tema di Protezione Sociale. L’OCSE nell’ambito del tema della Politica Sociale propone alcune "Raccomandazioni" che sono riportate sinteticamente qui di seguito:
Tra le organizzazioni non governative riportiamo brevemente alcuni proposte dell’European Disability Forum in tema di Protezione Sociale:
Breve rassegna dei cambiamenti socio-demografici dell’Unione Europea Profondi cambiamenti sociali e demografici si sono verificati negli ultimi 20–25 anni nell’Unione Europea tali da suscitare notevoli provvedimenti nel campo della Protezione Sociale. I quattro fenomeni prevalenti osservati sono :
Il tema della disabilità si collega ed è parte integrante di diversi punti su indicati, infatti :
Dati sulla tendenza della spesa sociale e sul suo finanziamento in Europa I dati forniti dall’Unione Europea mostrano che la percentuale del Prodotto Nazionale Lordo destinato alle spese per la protezione sociale è stata nel 1999 del 28,5%. Le regioni della Comunità Europea si suddividono in modo chiaro in due gruppi:
Si può rilevare, salvo eccezioni quali l’Italia con il 25% del PNL destinato alla spesa per la protezione sociale, che esiste una correlazione positiva tra livello PNL pro capite e spesa nel campo sociale. Le cifre su indicate per la spesa nella Protezione Sociale considerano la spesa sociale dei singoli paesi al lordo delle tasse e degli oneri sociali. Ciò determina una sopravvalutazione sia degli oneri sostenuti dai governi nazionali che delle somme effettivamente corrisposte ai beneficiari. La causa di tale distorsione è da individuarsi nelle notevoli differenze esistenti tra tasse e oneri sociali previsti nei diversi stati membri. Si dovrebbe, quindi, considerare anche la spesa sociale netta che però a causa delle molteplici differenze a livello nazionale difficilmente valutabili non viene attualmente considerata nella banca dati ESSPROS (European System of integrated Social Protection Statistics). Per avere un quadro delle dimensioni della spesa sociale netta si possono utilizzare le stime realizzate dall’OCSE che offrono il panorama di tale variabile in molti paesi europei. Si consideri che i paesi nordici e i Paesi Bassi hanno livelli di tassazione piuttosto elevati che fanno si che il livello della spesa sociale netta si attesti su valori molto simili a quelli degli altri stati membri. La spesa sociale netta di Svezia e Germania nel 1998 è stimata circa intorno al 30% del Prodotto Nazionale Lordo, in Danimarca e Finlandia è valutata intorno al 26-27%, valore molto vicino a Gran Bretagna e Paesi Bassi. La differenza con l’Irlanda e l’Italia risulta non rilevante. L’importanza di tali valutazioni ha portato la Commissione Europea a promuovere l’inserimento della stima della spesa sociale netta all’interno della base dati ESSPROS, comprendendo anche gli importi trasferiti attraverso agevolazioni fiscali e riduzioni di contributi. A tal scopo "la Commissione intende istituire tramite Eurostat una task force con gli Stati membri per sviluppare un modulo speciale della base dati contenente tali stime". Con il rafforzarsi del Welfare State la crescita della spesa sociale (uno tra i principali indicatori di attenzione alle condizioni socio economiche della popolazione) ha presentato un andamento crescente che ha avuto un momento di arresto nel 1993, anno di fine della grave recessione verificatasi nei primi anni ’90. I sussidi di disabilità sono tra le componenti della spesa sociale che sono cresciute maggiormente in questi anni insieme ai sussidi di disoccupazione, che hanno rappresentato la parte più rilevante, e ai contributi a favore dell’alloggio. Dall’analisi della distribuzione della spesa sociale per gruppi di beneficiari è chiaro che le pensioni di anzianità rivestono la voce più importante (43% della spesa totale dell’Unione Europea e circa il 12% del Prodotto Nazionale Lordo). La notizia confortante è che le indennità di disabilità, così come quelle di disoccupazione rappresentano approssimativamente l’8% della spesa sociale, anche se nel 1996 in 9 paesi i versamenti a favore dei disabili hanno superato quelli a favore dei disoccupati. Dai dati forniti dalla Comunità Europea, nonostante i notevoli cambiamenti demografici nel periodo 1990-1996, le voci della spesa sociale il cui peso relativo è cresciuto non sono state le pensioni di anzianità e le spese sanitarie, che sono cresciute come la spesa totale, ma gli elementi di spesa a favore delle persone con disabilità, le spese per gli alloggi e per la lotta all’esclusione sociale. (torna su)
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