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PROTEZIONE SOCIALE

I sistemi di protezione sociale per le persone disabili

Linee guida della Comunità Europea sui sistemi di Protezione Sociale

Lo scopo dei sistemi di Welfare moderno è quello di garantire, coerentemente con gli sviluppi storici di ogni Paese, la tutela dei diritti fondamentali di tutte le persone, ed in particolare delle categorie maggiormente svantaggiate, partendo da quelli basilari come reddito minimo, lavoro retribuito, alloggio, assistenza sanitaria, istruzione fino ad arrivare alla garanzia di una completa integrazione sociale. Tra le aree di intervento dei Sistemi di Protezione Sociale vi è la tutela, in termini di servizi e in termini di politiche di reddito delle persone con disabilità. Le direttive della Comunità Europea evidenziano quanto sia importante sviluppare i futuri sistemi di Protezione Sociale in accordo con i recenti orientamenti delle politiche dell’Occupazione e con le altre misure che cercano di ampliare e accrescere le opportunità di integrazione delle persone con disabilità.

Nell’ambito dell’Unione Europea sono stati registrati, negli ultimi anni, numerosi e rilevanti cambiamenti economici e sociali. Il tema più ricorrente riguarda le strategie di politica occupazionale; a fianco dei provvedimenti presi dai singoli Stati Membri, infatti, l’Unione Europea ha dato numerosi input sia in termini teorici che in termini monetari attraverso, ad esempio, i finanziamenti erogati tramite il Fondo Sociale Europeo e numerosi altri programmi di incentivo all’occupazione.

Tutto ciò implica notevoli conseguenze nell’ambito della Protezione Sociale e focalizza su questo tema l’attenzione di tutti gli Stati Membri. L’importanza nell’infrastruttura socioeconomica di tali sistemi di Protezione Sociale non va sottovalutata poiché senza le prestazioni sociali, quasi il 40% delle famiglie vivrebbe in condizioni di relativa povertà. Grazie ai sistemi fiscali e previdenziali tale percentuale si riduce al 17% (la soglia di povertà relativa è indicata come il 50% del reddito medio nazionale).(torna su)

 

Gli obiettivi dell’Unione Europea in tema di Protezione Sociale

Dall’analisi dei numerosi documenti prodotti dall’Unione Europea sul tema della Protezione Sociale, emerge la convinzione che la responsabilità dell’organizzazione e soprattutto del finanziamento dei sistemi di Protezione Sociale compete a ciascuno stato membro. Il ruolo politico e strategico dell’Unione Europea, quindi, è quello di coordinamento, monitoraggio e "sorveglianza" degli orientamenti generali della politica economica-sociale di tutte le nazioni facenti parte dell’Unione.

Tra gli Stati Membri si è assistito, negli ultimi anni, ad una razionalizzazione della distribuzione di servizi sanitari e sociali attraverso le programmazioni economiche dei singoli paesi. L’attenzione dimostrata nei confronti della distribuzione di servizi è stata determinata non solo dal proposito di contenimento dei costi ma anche dall’aumento della domanda proveniente dai "consumatori". In questo contesto è maturata la consapevolezza che i bisogni di anziani e disabili rappresentano delle sfide di lungo periodo per i sistemi di Protezione Sociale.

Nel 1990 fu avviato il MISSOC (Mutual Information System on Social Protection in the Euopean Union). Il MISSOC consiste in un sistema di informazione creato per iniziativa della Commissione Europea per fornire un’informazione rapida, comparabile e sistematicamente aggiornata sulla Protezione Sociale e i sistemi di Welfare nei vari Stati Membri. Tra le attività del MISSOC vi è la pubblicazione annuale il "MISSOC-Info", e la presentazione in Internet di informazioni aggiornate sulla situazione dei sistemi di Protezione Sociale. Le informazioni contenute in questo sito partono dal 1996 e sono organizzate in quattro principali aree:

  • Trends in Social Protection: questa sezione comprende l’analisi dello sviluppo della Protezione Sociale nei diversi paesi della Comunità Europea e delle più importanti misure adottate dagli stessi. Queste informazioni, insieme ad un rapporto nazionale sul sistema di Protezione Sociale dei diversi Stati Membri, sono fornite dai corrispondenti nazionali del MISSOC per tutti gli Stati Membri.
  • Comparative Tables: si tratta di un insieme di tavole che forniscono la descrizione, paese per paese dell’organizzazione istituzionale, della struttura del finanziamento della Protezione Sociale, dei benefici (monetari e in termini di servizi) per malattia, maternità, invalidità, anziani in condizioni di scarsa autonomia, incidenti sul lavoro, malattie da lavoro, assegni familiari e disoccupazione. Nel corso degli anni sono state inserite le informazioni relative ai "benefits" dei lavoratori autonomi nel campo dell’agricoltura e del commercio.
  • News and Trends: questa area contiene i bollettini di informazione (MISSOC-Info) che recensiscono gli sviluppi correnti delle politiche di Protezione Sociale negli Stati Membri.
  • Current Information: consiste nelle informazioni riguardanti le pubblicazioni e gli eventi interessanti nel campo della Protezione Sociale

Tra i primi documenti sulla protezione sociale vi è, nel 1992, la raccomandazione del Consiglio sulla convergenza degli obiettivi e delle politiche di protezione sociale. L’aspetto emergente della suddetta raccomandazione è quello di sancire la completa autonomia e responsabilità degli Stati membri in tema di Protezione Sociale.

Un’ulteriore passo fondamentale nella politica dell’Unione Europea verso la concezione di moderni sistemi di Welfare è rappresentato dall’apertura nel 1995 del dibattito sul "Futuro della Protezione Sociale", che ha contribuito ad individuare un’ampia gamma di temi da discutere:

  • mercato del lavoro
  • evoluzione demografica
  • parità tra uomo e donna
  • mobilità.

Inoltre, pur affermando che la responsabilità della gestione dei sistemi di Protezione Sociale è dei singoli stati membri, è stato evidenziato il ruolo organizzativo e di coordinamento dell’Unione Europea. In questa fase, oltre alla Commissione Europea, sono state coinvolte le altre istituzioni europee, tutti gli stati membri, varie organizzazioni internazionali e numerose NGOs.

Segue, nel 1997, la comunicazione "Modernizzare e migliorare la Protezione Sociale nell’UE". Questo documento ha posto l’accento sull’ampliamento del concetto di Protezione Sociale che diviene sempre più anche un fattore produttivo, in grado di fornire stabilità e flessibilità anche alle persone più svantaggiate che faticano maggiormente per raggiungere livelli buoni di vita, sia in termini lavorativi che sociali. La Protezione Sociale diviene quindi simbolo di coesione sociale e di crescita economica.

Diversi pareri e discussioni si sono succedute sia nel Parlamento europeo sia nel Comitato economico e sociale. Nel "Forum sulla politica sociale europea", organizzato a Bruxelles nel giugno 1998, anche le organizzazioni della società civile hanno riconosciuto la funzione dei sistemi di Protezione Sociale come catalizzatori sia del progresso economico che del progresso sociale. Se da un lato tutti i provvedimenti in questo ambito hanno come obiettivo principale la lotta alla povertà e all’esclusione sociale di gruppi più svantaggiati, dall’altro mirano a garantire la coesione sociale dell’intera società civile.

Nel luglio 1999 la Commissione europea ha prodotto la comunicazione "Una strategia concertata per modernizzare la protezione sociale", in cui è riconosciuto il ruolo della Protezione Sociale sia in ambito sociale che in ambito economico, in relazione ai profondi cambiamenti demografici e alle rinnovate esigenze economiche e di mobilità della nuova Europa.

Da tutte queste proposte sono stati realizzati, a partire dal 1997, dei rapporti annuali "Relazione sulla Protezione Sociale in Europa " per gli anni 1997, 1998, 1999.

Nel corso del 2000 è stata avanzata dalla Commissione la "Proposta di decisione del Consiglio che istituisce un Comitato per la protezione sociale" (CEPS). Il CEPS dovrebbe essere composto da funzionari di alto livello. Tra i suoi obiettivi vi sono:

  • controllare le politiche di protezione sociale degli stati membri
  • facilitare gli scambi di informazioni, di esperienze e di buone prassi tra gli Stati Membri e la Commissione
  • elaborare una relazione annuale sulla protezione sociale, da presentare al Consiglio, sul raggiungimento degli obiettivi indicati dal Consiglio stesso
  • su richiesta del Consiglio o della Commissione, elaborare pareri o intraprendere lavori di sua competenza
  • collaborare con altri organi e comitati
  • stabilire contatti con le parti sociali

Anche il Trattato di Amsterdam, in particolare il nuovo articolo 137, incoraggia gli Stati Membri ad investire nei sistemi di Protezione Sociale per migliorare gli standard di vita di tutte le classi soggette al fenomeno dell’esclusione sociale. È auspicabile, tuttavia, avvalersi di un approccio di tipo orizzontale che analizzi tutte le cause alla base dell’esclusione sociale, rendendo visibili in tal modo le problematiche relative alla disabilità.

Dall’analisi delle comunicazioni suddette emergono chiaramente gli obiettivi o linee-guida proposte dall’Unione Europe:

  1. fare in modo che il lavoro sia retribuito e fornisca un reddito sicuro
  2. garantire le pensioni e fare in modo che i sistemi pensionistici siano sostenibili
  3. promuovere l’integrazione sociale
  4. garantire un’elevata qualità e sostenibilità dell’assistenza sanitaria

Si tratta di principi molto generali e che sono indirizzati a diversi "stakeholders": lavoratori, disoccupati, pensionati, donne, le persone con disabilità, famiglie, anziani. (torna su)

 

Evoluzione negli obiettivi della Comunità Europea in tema di Protezione Sociale

Lo sviluppo individuabile nei sistemi di Protezione Sociale ha seguito due percorsi:

  1. il finanziamento della spesa sociale: con la premessa che la struttura del finanziamento dei sistemi di protezione sociale è strettamente connessa al sistema evolutivo dello stesso nelle diverse realtà nazionali, molti paesi, a partire dal 1996, hanno fatto degli sforzi nello spostare la fonte di finanziamento della spesa sociale dai contributi all’imposizione fiscale, anche attraverso l’uso di tasse orientate al finanziamento di determinate prestazioni sociali;
  2. il passaggio da provvedimenti di natura economica finalizzati al sostegno a interventi finalizzati anche a realizzare politiche per sostenere ed incoraggiare tutte le categorie soggette all’esclusione sociale all’integrazione sociale, economica, lavorativa.

Primo Obiettivo: lavoro redditizio e fonte di reddito sicuro.

Le linea guida dell'Unione Europea indicano le seguenti azioni finalizzate al perseguimento di un livello di reddito sicuro:

  • rendere vantaggioso l’inserimento professionale: incentivi all’imprenditoria, alla mobilità, alla formazione;
  • adeguare i sistemi di protezione sociale all’emergere di nuove forme di lavoro: contratti a tempo determinato, contratti part-time, attività autonome;
  • fornire un reddito sostitutivo e aiuti concreti per evitare di trasformare una disoccupazione temporanea in una di lunga durata;
  • garantire una pari opportunità di inserimento nel mondo del lavoro a tutti gli individui per conciliare vita professionale e vita lavorativa;
  • evitare un impatto troppo negativo di oneri e contributi sociali eccessivi sui conti dello stato.

I provvedimenti sono orientati a realizzare:

  • Indennità durante la vita lavorativa come incentivo al lavoro indirizzato a famiglie con figli, persone con disabilità, disoccupati al di sopra di 50 anni;
  • Cambiamenti nei regimi di indennità di disoccupazione, per cui se manca la disponibilità al reinserimento lavorativo si può perdere l’indennità stessa;
  • Cambiamenti nelle prestazioni di disabilità: restringimento delle condizioni di concessione dell’indennità attraverso procedure di verifica medica più severe; allargamento della definizione delle attività professionali che gli interessati possono svolgere; attenzione crescente alla sicurezza sul lavoro affidata alla responsabilità dei datori di lavoro; aumento degli assegni a chi realmente è incapace di svolgere un’attività lavorativa o a chi vive in nuclei familiari particolarmente svantaggiati.
  • Aumento della severità per le condizioni di accesso ai regimi di prepensionamento.
  • Miglioramento dei provvedimenti tesi a favorire il dialogo tra il lavoro e la famiglia: tra gli altri provvedimenti vi è l’aumento delle indennità a favore di famiglie con disabili o anziani in cattive condizioni di salute.

Secondo Obiettivo: pensioni e regimi pensionistici sostenibili

In sintesi questo secondo obiettivo è raggiungibile attraverso:

  • l’anticipazione delle conseguenze dell’invecchiamento demografico attraverso l’elaborazione di misure correlate a quelle prese nel campo del lavoro e dell’assistenza sanitaria;
  • lo scoraggiamento dell’uscita dal mondo del lavoro;
  • un’attenzione particolare per le condizioni di povertà delle categorie più svantaggiate.

A causa del profondo modificarsi della struttura demografica della popolazione tutti i paesi europei hanno posto l’attenzione sulla sostenibilità dei regimi pensionistici. Come già indicato le pensioni di vecchiaia rappresentano il 43% del totale della spesa sociale nell’Unione Europea. Per quanto riguarda le pensioni dei gruppi più svantaggiati sono stati compiuti diversi progressi in molti paesi della Comunità: aumento delle pensioni minime in Italia e Spagna, ampliamento delle condizioni di credito per i periodi passati ad accudire bambini e persone bisognose di sostegno, aumento del reddito per i lavoratori part time.

Terzo Obiettivo: Integrazione Sociale

La promozione dell’integrazione sociale si basa su due linee guida:

  • desiderio di aumentare il numero di coloro che generano reddito
  • necessità di ridurre la dipendenza e l’esclusione sociale

Tutte le politiche per l’occupazione sono fondamentali per la realizzazione dagli obiettivi citati, ma è molto importante porre l’accento sui provvedimenti e i servizi che sono irrinunciabili ai fini di una reale lotta all’esclusione sociale. Tra questi possiamo citare:

  1. garanzia di un reddito minimo
  2. accesso all’istruzione e formazione professionale;
  3. disponibilità di alloggi adeguati;
  4. servizi di assistenza sociale e sanitaria di buon livello.

Si può parlare in un certo senso di passaggio da politiche di tipo passivo a politiche di tipo attivo. Vi è, tuttavia, ancora ampio margine di incremento delle politiche attive soprattutto per le persone svantaggiate, a giudicare dalle informazioni offerte dal rapporto 1999 dell’Unione Europea sulla protezione sociale.

Lo scopo principale è stato quello di ridurre la dipendenza e l’esclusione sociale. I miglioramenti hanno interessato:

  • istruzione,
  • formazione professionale,
  • alloggi,
  • assistenza sanitaria e servizi sociali.
Quarto obiettivo: qualità elevata e assistenza sanitaria sostenibile.

L’esigenza di assistenza sanitaria è aumentata per cui è cresciuto il peso sul bilancio pubblico. Molti stati nel tentativo di limitare questa pressione sul bilancio pubblico, hanno studiato le modalità migliori per aumentare il rapporto tra costi e risultati.

Il bilanciamento tra le potenzialità e i risultati va raggiunto attraverso:

  • l’utilizzo ottimale di competenze e tecnologie anche tra gli Stati Membri;
  • la riduzione delle disparità sanitarie;
  • il rafforzamento dell’assistenza di lunga durata per gli anziani e per le persone con disabilità;
  • la prevenzione delle malattie e la tutela della salute.

A fronte di una crescita della domanda di servizi sanitari, nel 1996 la spesa sanitaria rappresentava il 26% del totale della spesa sociale (il 6% del PNL), i governi hanno fornito una risposta unica orientata all’ottenimento di due obiettivi:

  • limitare l’aumento della spesa sanitaria e i suoi effetti sui bilanci pubblici,
  • mantenere elevata la qualità dei servizi e l’accesso all’assistenza. (torna su)

 

Cenno alle politiche proposte da altre organizzazioni in tema di Protezione Sociale

Dato il coinvolgimento sempre maggiore nelle decisioni di politica sociale delle organizzazioni internazionali e di quelle non governative, come emerso nel 1995 nella comunicazione sul " Futuro della Protezione Sociale", è necessario citare brevemente le posizioni di altri organismi internazionale in tema di Protezione Sociale.

L’OCSE nell’ambito del tema della Politica Sociale propone alcune "Raccomandazioni" che sono riportate sinteticamente qui di seguito:

  • promuovere una strutturale riforma dei sistemi sociali e sanitari finalizzata al raggiungimento di una maggiore equità ed efficienza dei sistemi di protezione sociale;
  • realizzare delle politiche sociali orientate alla promozione delle politiche attive del lavoro per combattere povertà, ineguaglianza ed esclusione;
  • assicurare la tutela dei bambini fin dalla prima infanzia grazie alla promozione di politiche per la famiglia, in grado di rendere possibile la gestione coordinata delle responsabilità nei confronti del lavoro e della famiglia e la creazione di opportunità di impiego per i genitori senza lavoro;
  • migliorare le condizioni di salute della popolazione, focalizzando l’attenzione su l’aumento della prevenzione e sulla lotta alle ineguaglianze nell’accesso alle cure;
  • incoraggiare la partecipazione sociale sia per le persone anziane che per i gruppi più svantaggiati;
  • riformare gli schemi di protezione sociale affinché garantiscano un reddito accettabile di lungo periodo e assicurare la loro sostenibilità per i conti nazionali;
  • coordinare le regole per i sistemi di protezione sociale per coloro che hanno bisogno di assistenza costante;
  • coordinare e distribuire le responsabilità dei sistemi di Protezione Sociale tra i governi, gli individui, le famiglie, i partners sociali e le comunità;
  • supportare l’elaborazione di strumenti per monitorare e valutare i programmi realizzati, e sviluppare degli indicatori sociali comparabili a livello internazionale.

Tra le organizzazioni non governative riportiamo brevemente alcuni proposte dell’European Disability Forum in tema di Protezione Sociale:

  • realizzazione di sistemi di Protezione Sociale in grado di promuovere da un lato l’occupazione e la partecipazione sociale delle persone con disabilità e dall’altro la sicurezza e salute di questa categoria di persone. Risulta irrinunciabile anche la promozione di una campagna di sensibilizzazione pubblica su tali temi;
  • tutela della disabilità determinata da malattie mentali e psichiche, ancora sottostimata;
  • analisi di costi-benefici necessari a prevedere un’adeguata cura;
  • i rapporti annuali sulla Protezione Sociale dovrebbero includere un capitolo prodotto dalle NGOs;
  • partecipazione della Platform of European Social NGOs alle decisioni in tema di Protezione Sociale. (torna su)

 

Breve rassegna dei cambiamenti socio-demografici dell’Unione Europea

Profondi cambiamenti sociali e demografici si sono verificati negli ultimi 20–25 anni nell’Unione Europea tali da suscitare notevoli provvedimenti nel campo della Protezione Sociale.

I quattro fenomeni prevalenti osservati sono :

  1. invecchiamento della popolazione;
  2. crescente partecipazione delle donne alla forza lavoro;
  3. persistenza della disoccupazione di lunga durata e prepensionamento;
  4. aumento del numero dei nuclei familiari in relazione alla crescita della popolazione (è cresciuta la percentuale di nuclei familiari composti da una sola persona o nei quali nessuno ha un lavoro).

Il tema della disabilità si collega ed è parte integrante di diversi punti su indicati, infatti :

  • la crescita della popolazione con più di 65 anni sarà sempre più rapida, anche grazie al raggiungimento di tale età da parte della generazione del baby-boom. Aumenterà quindi la richiesta di assistenza, sia in termini di supporto economico, che in termini di servizi. Infatti l’invecchiamento della popolazione è strettamente legato a problemi di disabilità (si considerino tutte le patologie disabilitanti correlate all’invecchiamento). I dati riguardanti l’Unione Europea affermano che vi è in media una persona di 65 anni ogni quattro persone in età attiva. È tuttavia importante analizzare il numero delle persone attive dal momento che uno dei modi per far fronte alle crescenti esigenze della fascia di popolazione anziana è quello di aumentare il numero di persone in età attiva che lavorano;
  • la partecipazione delle donne all’attività lavorativa è uno dei cambiamenti sociali che sempre più caratterizzano la società europea e che hanno notevoli implicazioni. Troppo spesso la partecipazione sociale è ancora legata allo stato civile. Questo è determinato soprattutto dal fatto che la disponibilità delle strutture di supporto per bambini con disabilità è, soprattutto nelle regioni del Sud, insufficiente. Spesso infatti è la donna che si occupa dell’assistenza di tutti i soggetti che nella famiglia necessitano di supporto e sempre meno spesso può contare sul supporto di una struttura tradizionale della famiglia. La crescita non adeguata e non omogenea delle attività produttive ha provocato un aumento dei tassi di disoccupazione, aggravato da una scarsa partecipazione di donne e anziani all’attività lavorativa. Le persone con disabilità rientrano fortemente in questo tema dato che l’accesso alla formazione e al mercato del lavoro risulta ancora più complesso.
  • la diminuzione del numero medio di componenti dei nuclei familiari e l’aumento di quelli in cui nessun componente lavora rappresenta una grande sfida per i sistemi di protezione di sistemi di protezione sociale. In particolare le persone con disabilità che non vivono in famiglia e/o non hanno un posto di lavoro sono una parte rilevante della richiesta di assistenza sociale. (torna su)

 

Dati sulla tendenza della spesa sociale e sul suo finanziamento in Europa

I dati forniti dall’Unione Europea mostrano che la percentuale del Prodotto Nazionale Lordo destinato alle spese per la protezione sociale è stata nel 1999 del 28,5%. Le regioni della Comunità Europea si suddividono in modo chiaro in due gruppi:

  • uno caratterizzato da una percentuale del PNL pari a circa il 30% destinata alla spesa sociale e composto da Svezia (con una punta del 35% del PNL), Francia, Belgio, Germania, Paesi Bassi, Finlandia, Norvegia e Danimarca;
  • l’altro caratterizzato da una percentuale del 22-23% del PNL composto da Spagna, Grecia, Italia, Irlanda (con solo il 18,5% del PNL).

Si può rilevare, salvo eccezioni quali l’Italia con il 25% del PNL destinato alla spesa per la protezione sociale, che esiste una correlazione positiva tra livello PNL pro capite e spesa nel campo sociale.

Le cifre su indicate per la spesa nella Protezione Sociale considerano la spesa sociale dei singoli paesi al lordo delle tasse e degli oneri sociali. Ciò determina una sopravvalutazione sia degli oneri sostenuti dai governi nazionali che delle somme effettivamente corrisposte ai beneficiari. La causa di tale distorsione è da individuarsi nelle notevoli differenze esistenti tra tasse e oneri sociali previsti nei diversi stati membri. Si dovrebbe, quindi, considerare anche la spesa sociale netta che però a causa delle molteplici differenze a livello nazionale difficilmente valutabili non viene attualmente considerata nella banca dati ESSPROS (European System of integrated Social Protection Statistics).

Per avere un quadro delle dimensioni della spesa sociale netta si possono utilizzare le stime realizzate dall’OCSE che offrono il panorama di tale variabile in molti paesi europei. Si consideri che i paesi nordici e i Paesi Bassi hanno livelli di tassazione piuttosto elevati che fanno si che il livello della spesa sociale netta si attesti su valori molto simili a quelli degli altri stati membri. La spesa sociale netta di Svezia e Germania nel 1998 è stimata circa intorno al 30% del Prodotto Nazionale Lordo, in Danimarca e Finlandia è valutata intorno al 26-27%, valore molto vicino a Gran Bretagna e Paesi Bassi. La differenza con l’Irlanda e l’Italia risulta non rilevante.

L’importanza di tali valutazioni ha portato la Commissione Europea a promuovere l’inserimento della stima della spesa sociale netta all’interno della base dati ESSPROS, comprendendo anche gli importi trasferiti attraverso agevolazioni fiscali e riduzioni di contributi. A tal scopo "la Commissione intende istituire tramite Eurostat una task force con gli Stati membri per sviluppare un modulo speciale della base dati contenente tali stime".

Con il rafforzarsi del Welfare State la crescita della spesa sociale (uno tra i principali indicatori di attenzione alle condizioni socio economiche della popolazione) ha presentato un andamento crescente che ha avuto un momento di arresto nel 1993, anno di fine della grave recessione verificatasi nei primi anni ’90. I sussidi di disabilità sono tra le componenti della spesa sociale che sono cresciute maggiormente in questi anni insieme ai sussidi di disoccupazione, che hanno rappresentato la parte più rilevante, e ai contributi a favore dell’alloggio.

Dall’analisi della distribuzione della spesa sociale per gruppi di beneficiari è chiaro che le pensioni di anzianità rivestono la voce più importante (43% della spesa totale dell’Unione Europea e circa il 12% del Prodotto Nazionale Lordo). La notizia confortante è che le indennità di disabilità, così come quelle di disoccupazione rappresentano approssimativamente l’8% della spesa sociale, anche se nel 1996 in 9 paesi i versamenti a favore dei disabili hanno superato quelli a favore dei disoccupati.

Dai dati forniti dalla Comunità Europea, nonostante i notevoli cambiamenti demografici nel periodo 1990-1996, le voci della spesa sociale il cui peso relativo è cresciuto non sono state le pensioni di anzianità e le spese sanitarie, che sono cresciute come la spesa totale, ma gli elementi di spesa a favore delle persone con disabilità, le spese per gli alloggi e per la lotta all’esclusione sociale. (torna su)

 

barranav