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QUANTE SONO LE PERSONE CON DISABILITA' IN ITALIA?

In base alle stime ottenute dall’indagine sulla Condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari del 2004-2005, emerge che in Italia le persone con disabilità sono  2milioni 600mila, pari al 4,8% circa della popolazione di 6 anni e più che vive in famiglia.  Considerando anche le 190.134 persone residenti nei presidi socio-sanitari si giunge ad una stima complessiva di poco meno di 2 milioni 800mila persone con disabilità.

Prima di presentare un quadro più dettagliato relativo alla stima delle persone con disabilità in Italia è opportuno chiarire alcuni aspetti:

1. La definizione di disabilità non è universale.
Essa infatti cambia a seconda della rilevazione statistica e di chi la effettua
[1], spesso si usano in modo impreciso termini come disabile, handicappato, invalido, inabile e così via. Ad esempio, disabilità e invalidità sono due concetti differenti: il primo fa riferimento alla capacità della persona di espletare autonomamente (anche se con ausili) le attività fondamentali della vita quotidiana e si riconduce alla legge 104 del 1992, il secondo rimanda al diritto di percepire un beneficio economico in conseguenza di un danno biologico indipendentemente dalla valutazione complessiva di autosufficienza, e fa riferimento alla legge 118 del 1971. Unire dati provenienti da diverse fonti al fine di fornire una stima complessiva del numero delle persone con disabilità significa allora considerare in realtà persone individuate con parametri diversi.

2. La precisione della rilevazione dipende dal tipo di disabilità.
E' molto più difficile rilevare le disabilità mentali rispetto a quelle fisiche per la presenza di resistenze e pregiudizi culturali che spingono le persone direttamente interessate o i loro familiari a non entrare in contatto con i servizi pubblici competenti o a non rispondere in modo appropriato alle domande presenti in ricerche e indagini. A ciò si aggiungono le maggiori difficoltà nell'individuare degli strumenti statistici idonei a rilevare le disabilità mentali rispetto agli altri tipi di disabilità.

3. Stimare il numero dei bambini disabili richiede fonti informative non disponibili attualmente.
Lo strumento di rilevazione della disabilità utilizzato dall’Istat nell’
indagine su "Condizioni di salute e  ricorso ai servizi sanitari" [2] consente di rilevare informazioni sui bambini a partire dai 6 anni di età. La fonte istituzionale del numero di certificazioni scolastiche non risolve appieno il problema sia perché non sono compresi i bambini in età prescolare, sia perché non vi è obbligo di iscrizione alla scuola materna, per cui i bambini disabili certificati dai 3 ai 5 anni sono sicuramente una sottostima del reale numero.

4. Contare i disabili significa considerare sia i disabili in famiglia che i disabili in residenze.
Nel primo caso esistono da tempo indagini specifiche, nel secondo sono disponibili dati attendibili e completi da pochi anni. Nel 2000 è stata riavviata dall’Istat la "Indagine sui presidi residenziali socio-assistenziali" che fornisce il numero dei disabili in Istituto.

5. L'attuale sistema di certificazione della disabilità.
Una preziosissima fonte di dati per stimare il numero di disabili in Italia potrebbe essere costituita dalla certificazione dell'handicap  come previsto dall'art. 4 della legge n. 104/92. Presso ogni ASL sono istituite apposite Commissioni che rilasciano varie tipologie di certificazione finalizzate all’accertamento dell’invalidità e dello stato di handicap, alla certificazione della diagnosi nell’alunno in situazione di handicap, alla definizione dell’insieme di interventi assistenziali nei confronti dell’anziano non autosufficiente, alla determinazione delle capacità residue della persona con disabilità e delle sue potenzialità lavorative. Per tali certificazioni purtroppo non sono stati ancora adottati criteri di rilevazione né strumenti di registrazione uniformi; inoltre, esse non sono quasi mai riportate su supporto informatico né tanto meno è mai stata prevista una rilevazione statistica a livello nazionale. Al momento, quindi, quest'informazione non è utilizzabile. 

Presso il Ministero della Pubblica Istruzione e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sono stati costituiti però degli osservatori o dei gruppi tecnici che hanno, fra le loro finalità, anche la revisione dei sistemi di certificazione. Uno sforzo di coordinamento per far dialogare le varie tipologie di certificazione potrà portare a un sistema coordinato di accertamento della disabilità fornendo così dati utili. L'Istat, in quanto coinvolta in tutti questi organismi, lavorerà anche per giungere all'organizzazione di rilevazioni statistiche coordinate in tutto il territorio nazionale.

Perchè non si può parlare di censimento delle persone con disabilità?

L'Istat ha valutato, in preparazione del decennale  "Censimento della Popolazione", la possibilità  di inserire nel questionario quesiti volti a rilevare le persone con disabilità. Questo permetterebbe di poter giungere ad un “Censimento delle persone con disabilità”, tuttavia una serie di valutazioni ha sconsigliato questa scelta:

a) La tecnica di rilevazione dell’intervista diretta presso le famiglie è già ampiamente sperimentata in Istat. L’indagine sulla "Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari" ha però evidenziato come non sia possibile rilevare tutte le disabilità soprattutto di tipo mentale per una certa reticenza da parte delle persone nell'esplicitare tale condizione.   Lo stesso problema si riproporrebbe dunque per il Censimento.  

b) I quesiti sulla disabilità rientrano tra i cosiddetti "quesiti sensibili" ai quali le persone possono rifiutarsi di rispondere. La loro introduzione potrebbe inficiare anche le risposte a quesiti successivi, ponendo il rispondente in uno stato di rifiuto.

c) Data la complessità e l'ampiezza del Censimento, non è possibile istruire i numerosi rilevatori coinvolti in maniera sufficientemente approfondita, come viene fatto nell'indagine sulla salute. I quesiti sulla disabilità, infatti, sono particolarmente difficili da porre e da far comprendere nella giusta maniera. I dati ottenuti potrebbero risultare meno affidabili. 

d) Inoltre, l’esito delle indagini dipende molto anche dal contesto di riferimento: mentre è naturale, per l'intervistato,  attendersi uno o più quesiti sulla disabilità nell’indagine sulla salute, lo è molto meno nel Censimento della popolazione. La qualità delle risposte potrebbe perciò risentirne.

Abbandonata dunque l’ipotesi di un Censimento dei disabili, la soluzione migliore per l’individuazione di tutta la popolazione disabile è l’unione di varie fonti informative, ognuna delle quali deve essere stata identificata come la migliore fonte esistente per rilevare una fetta di popolazione con disabilità. L’indagine sulla "Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari", ad esempio, consente di rilevare con precisione le disabilità nella popolazione anziana, mentre  non è strutturata in maniera adeguata per rilevare la disabilità nei bambini. È evidente che laddove ci siano dei vuoti informativi incolmabili, sarà necessario avviare delle nuove indagini.

[1] L’Istat adotta la definizione di disabilità proposta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nella Classificazione Internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Handicap (1980). Il punto focale di tale classificazione è la sequenza di definizioni che porta dalla menomazione all’handicap: la menomazione è il danno biologico che una persona riporta a seguito di una malattia (congenita o meno) o di un incidente; la disabilità è l’incapacità di svolgere le normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione, l’handicap è lo svantaggio sociale che deriva dall’avere una disabilità. Così, ad esempio, una persona su sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe potenzialmente non essere handicappata se al mondo venissero eliminate tutte le barriere architettoniche, cosicché non gli verrebbe precluso l’accesso a nessun settore della vita sociale. È evidente che, in tale accezione, si può contare il numero delle persone con disabilità, ma non di handicappati; la condizione di handicap è prettamente soggettiva e dipende dalle aspettative di vita e esigenze della persona disabile. Per maggiori dettagli si veda il documento "Il concetto di disabilità". (torna su)

[2] Si tratta delle cosiddette Attività della Vita Quotidiana, ovvero di un insieme di quesiti relativi alla capacità della persona di espletare azioni quali lavarsi, vestirsi, mangiare da solo, ecc. Tale batteria di quesiti segue le direttive fornite dal Consiglio d’Europa e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. (torna su)

STIMA DEL NUMERO DELLE PERSONE CON DISABILITA'
TIPOLOGIE DI DISABILITA'

 

 

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